Ali Daei, il leggendario goleador azero

Nome: Ali Daei, caratteristiche: miglior realizzatore di sempre nella storia delle nazionali.

Una nascita da conquistatore

Ali Daei nasce il 21/03/69 ad Ardabil, nel nord dell’Iran da una famiglia azera. Queste informazioni sembrano cose da poco, semplici dati come gli altri, pura burocrazia. Niente di più sbagliato, perchè questi dati nella cultura persiana sono in grado di ribaltare completamente il risultato.

Analizziamo meglio: 21/03, la data del Nawruz. L’alba del capodanno persiano, un giorno significativo per milioni di persone nel mondo, come se fosse nato nell’anno del dragone, come se fosse destinato ad essere decisivo per le sorti di tutti i popoli iranici. 1969, soli 10 anni prima della rivoluzione islamica che prese piede in tutto l’Iran, portando al governo Khomeyni e cambiando per sempre la storia di questo paese.

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Altro presagio, altro indizio di una gloria che sarà destinata a manifestarsi da più grande. Ardabil, la patria della dinastia Safavide che nel XVI secolo conquistò tutto l’Iran. Azero, originario del popolo che da sempre è sotto il governo persiano e che non aspetta che l’occasione per mettersi loro in luce, come gli altri ma più degli altri, partiti dal basso per conquistare il mondo.

Con dei presagi come questi nessuno poteva aspettarsi da Alì meno di quello che è stato, l’ultimo grande uomo della storia di questo paese.

Gli inizi in patria di Ali Daei

Ali parte come giocatore dell’Esteghal Ardabil, la squadra della sua città. Un’anno per fare esperienza e farsi conoscere. Lo prende il Taxirani Fc, squadra di infima divisione ma che gioca a Teheran, con gli sconvolgimenti politici nella regione il campionato maggiore era stato interrotto, Daei coglie al volo l’occasione e in solo 1 anno viene notato da una nuova squadra, il Bank Tejarat.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Il Tejarat gioca in prima divisione ed è di una delle banche persiane più importanti in assoluto, un sogno per un ragazzo azero della periferia del paese. E allora Ali inizia davvero a giocare, sempre meglio, segnando sempre di più. Diventa studente della più importante università di Teheran e diventa amico intimo di Rafsanjani, futuro premier iraniano e uomo di fama politica internazionale. Solo 3 anni dopo viene convocato per la prima volta in nazionale, forse il club a cui l’azero si sentirà più legato, quello che lo porterà davvero sulla cima del mondo.

A scadenza contrattuale Daei si trasferisce al Persepolis, la squadra più titolata dell’Iran, tanto da essere affiliata a club come Milan e Real. È lì che inizia ad alzarsi per davvero, acquistando sempre più fama nel proprio paese, sollevando il suo primo campionato nel “96. Non solo, inizia anche a farsi notare in campo internazionale, quando proprio quello stesso anno segnerà 22 gol in 18 presenze in nazionale, record per un calciatore asiatico, superato solo da un certo Puskas. A fine anno arriverà poi il trasferimento e l’inizio della carriera giramondo.

La Germania nel destino di Ali Daei: dal Bayern Monaco all’Herta Berlino

La prima squadra che fa muovere l’ormai principe di Persia è il Sadd. La squadra più ricca del Qatar, quella dove poi sono andati a giocare campioni del calibro di Xavi e Raul. Qui, in un campionato meno competitivo ma più ricco viene finalmente notato da Ernst Middendorp dopo le sue straordinarie prestazioni in Coppa d’Asia, valevoli purtroppo solo per il terzo posto dopo la semifinale persa contro l’Arabia Saudita. Il tedesco fa carte false per acquistarlo e così nel 1996 sbarca in Germania, all’Arminia Biefeled. I risultati non sono il massimo, in campionato segna appena 7 gol, ma è in nazionale che invece dimostra ancora una volta di essere il giocatore più concreto della storia: 9 reti e un titolo di campione d’Asia finalmente raggiunto.1414026742-daei_getty-9ef-01

Nemmeno Mayeli Kohan, allenatore dell’Iran, riesce a fermarlo, pur essendo contrario a giocatori “immigrati all’estero” riesce a bloccarlo. Si trova costretto a scegliere fra abbandonare i suoi principi o affrontare un possibile licenziamento anticipato. Spera di riuscire a far ricredere la federazione ma così non è, non si può fermare un re all’apice della potenza. Esonero immediato e reintegro in squadra dell’azero che si prenderà la sua rivincita distruggendo gli Usa in una partita per la qualificazione a Francia “98.

La consacrazione dalla Bundesliga alla Champions

Il suo nome è sulla bocca di tutti e giunge perfino a Beckenbauer che s’innamora della sua potenza calcistica. Viene acquistato dal Bayern quello stesso anno, sollevando per la prima volta un trofeo europeo quale la Bundesliga. I risultati sono simili allo scorso anno, non riesce a ricavarsi un suo spazio nella formazione ma diventa il primo calciatore asiatico a giocare in Champions.

ec575959f2bab01bcb356e4ac4a713cc-01Ali Daei all’Herta

L’anno dopo si trasferisce per l’ultima volta in Germania, all’Herta Berlino, stavolta la stagione è diversa: doppietta al Chelsea e gol al Milan in Champions e seconda Coppa d’Asia conquistata. Ormai Alì è un’istituzione nel suo paese che lo chiama, rivuole il suo re andato in esilio. Ancora una squadra, l’Al Shabab di Dubai, prima di tornare davvero a casa.

Il ritorno con il record di goals

Nel 2003 Daei torna finalmente a casa, ancora il Persepolis nel suo destino, vuole però fare un ritorno trionfale nel paese che gli ha dato tanto. Poco prima allora si toglie uno sfizio: miglior marcatore della storia delle nazionali, sorpassando Puskas. La folla che lo accoglie all’atterraggio è impressionante, ricorda quella che proprio Ali aveva visto per Khomeyni. Ormai sta iniziando a comprendere che la sua carriera sta per finire, ma sa perfettamente che nessuno lo guarderà come un tempo ora che è davvero, sportivamente parlando, il Re di Persia.fVN_60blc_l-01

Giocherà ancora qualche anno con diverse squadre iraniane prima di ritirarsi definitivamente, dedicandosi alla carriera di allenatore e di imprenditore. Si toglierà poi ancora uno sfizio: costruire il nuovo stadio della sua città, Ardabil, intitolandolo a se stesso “Il Grande Re azero”, come ormai lo chiama il suo popolo, come ormai lo chiama la leggenda.

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