Pogba, il conte di Montecristo

Siamo in Francia, un uomo viene mandato in prigione, qualche anno dopo ritorna da vincitore, consumando la sua vendetta. Sembra il Conte di Montecristo, ma è Pogba.

Un Edmond Dantès di origine guineana

Paul Pogba nasce a Lagny-sur-Marne, un paesino della periferia parigina. Come il protagonista dell’opera di Dumas anche lui è di umili origini, il padre è scappato dal suo paese in cerca di fortuna. Spera in una rinascita per la famiglia. Spera in un miracolo. I suoi 2 figli maggiori sono promettenti, tutti e 2 hanno un futuro come calciatori di buona qualità, il terzo però sembra avere qualcosa in più degli altri. Lo portano tutti i giorni a giocare:”Alla peggio lo abbiamo fatto divertire”.

È un investimento faticoso il calcio, gli spostamenti, gli scarpini, la divisa, poi i controlli dal dottore e i palloni. Si perché i 3 fratelli ne perdono uno dopo l’altro, senza sosta. Papà e mamma ci credono però, accarezzano sempre di più questo futuro fatto di riscatto. I risultati però gli danno ragione.

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Nel 2007 viene acquistato dal Le Havre la più antica squadra francese. Tante presenze nelle giovanili e un futuro tinto di rosso. È il Manchester United a bussare alla porta. I Red Devils aprono a Pogba le porte del paradiso. Sembra tutto fatto per la rinascita voluta da papà Fassou. Sembra, perché con Ferguson il rapporto non è il massimo. I due litigano spesso, lo scozzese a correggerlo e il piccolo Paul che lo ignora, pensa di essere già arrivato. La botta arriva nel 2012, sir Alex non ne può più del francese e gli rescinde il contratto. Si aprono le porte dell’abisso. I Pogba sono sconvolti, un’occasione sprecata, un futuro che appare nero all’orizzonte.

C’è una squadra in Italia che ha appena vinto lo scudetto con un leccese che urla come un pazzo. Hanno una divisa bianconera che sembra quelli dei carcerati e il loro unico obbiettivo è vincere. Perfetta per il giovane Paul.

La rivincita

All’inizio arriva come una giovane promessa, è grosso, ha buoni piedi, ma il campo lo vede poco. Conte però intravede qualcosa in lui, vede la grinta che sta provando a mettere nei suoi giocatori zampillare con getti continui dal giovane Pogba. Allora lo stimola sempre di più e si convince di aver trovato uno dei giocatori più forti di sempre. Fa il suo esordio il 22 settembre contro il Chievo e solo un mese dopo regala alla Juve uno dei gol più belli degli ultimi anni contro i rivali di sempre, il Napoli.

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Paul cresce sempre di più, matura ad un ritmo impressionante e in soli 6 mesi diventa titolare inamovibile del club torinese. Dopo un anno Ferguson è costretto ad ammettere di aver commesso il più grande errore della sua vita a lasciarlo andare. È già allora che in lui si fa strada un sogno che sembra un miraggio: tornare a Manchester da star.

Le stagioni successive sono un continuo di titoli e apprezzamenti, tutti i club bussano alle porte delle Juventus Stadium. I bianconeri però rispondo secchi: “Pogba non si muove”. Il francese però ha scelto di farsi assistere da Mino Raiola… .

Appena sentiti i progetti del suo giocatore Mino si adatta, cospira, fa alzare i prezzi e inizia a preparargli un ritorno in grande scala. È all’inizio del 2016 che si capisce che sarà l’ultimo anno di Paul in Italia. Mourinho è il futuro sposo dei Reds e Raiola ha già siglato un patto: faranno il più grande acquisto della storia del calcio. Il Real Madrid sente che l’erede spirituale di Zizou sta per prendere un aereo direzione Inghilterra. Si adoperano in tutti i modi, ma è tutto già deciso, il 9 agosto viene anche ufficializzato. Paul Pogba torna a Manchester per 105 milioni di euro. La somma è da record, mai nessuno come lui. Paul si gode la prima piccola soddisfazione personale: cacciato da sconosciuto e ritorno in pompa magna, il massimo.

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Dalla finale di Europa League ai quarti del mondiale

L’inizio è da favola: prima presenza, primo gol e primo titolo con lo United. Il proseguimento un po’ meno: tutti pretendono tutto da lui. Vogliono che giustifichi fino all’ultimo centesimo. Le colpe non sono tutte sue, è il Manchester che fa fatica. Il futuro però sembra prospero e la stagione si chiude con un’Europa League in bacheca e un sesto posto che diventa valido per la Champions.

Nella sua seconda stagione, però, ancora problemi: Mourinho si diverte a stuzzicarlo, a spingerlo a fare di meglio per superare i propri limiti. Il messaggio non viene però subito capito da Paul che così fa conoscenza di molte delle panchine della Premier, con un broncio sempre più marcato e Raiola che si strofina le mani. Pogba però nel frattempo assorbe, prende tutto quello che può da queste sofferenze e lo incanala nella voglia di riscatto. Quando rientra in campo per gli avversari diventa troppo tardi. È un giocatore diverso, probabilmente meno spettacolare ma decisivo ogni volta che c’è da buttare la palla dentro. Non è più un giocoliere, ora è l’uomo delle partite importanti, quello che riesce a spaccare la partita anche quando la sua squadra non lo merita.

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La stagione si è conclusa in maniera abbastanza neutra per i Red Devils, tanti ottimi risultati per loro ma manca il trofeo. Paul però non dispera e con la vittoria di ieri sognare qualcosa di grande diventa più facile. Per diventare il Conte di Montecrsito, d’altronde, bastano 3 partite…

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