Belgio, dal terrorismo ai quarti di finale

Un paese che si è riuscito a rialzare nonostante gli ultimi drammatici attacchi terroristici. Un’anno fa scrivevo dei calciatori e il loro legame con la città, un anno dopo sono ai quarti dei mondiale.

22/03/2017

Un anno fa la paura del terrorismo cresceva anche in Belgio. I fratelli Abdelslam incendiavano la cronaca con i loro atti di terrorismo. Il mondo per la prima volta si accorgeva di una realtà nascosta da troppi anni: anche Bruxelles è diventata capitale del mondo. Quegli uomini, cresciuti nella realtà multicentrica della capitale belga, condividevano supermercati, bar e piazze con alcuni dei giocatori più rappresentativi dei Diavoli Rossi. Giocatori come Marouane Fellaini, Ferreira Carrasco e Vincent Kompany, stelle assolute di un paese che fa dell’unione fra i popoli la sua forza. Solo un anno fa però la tranquilla quotidianità, della capitale belga veniva turbata. Alle 8:00 esplodeva la prima bomba in aeroporto. Alle 9:11 esplodeva l’ultima nella stazione di Molembeek, uno dei cuori pulsanti e simbolo assoluto d’integrazione della società.

La stampa è in delirio, tutti vogliono scoprire quello che si rivela uno dei quartieri più pericolosi d’Europa, la parte brutta di Tangeri esportata nel vecchio continente.

Belgio
Il marocchino, Marouane Fellaini

Il marocchino, Marouane Fellaini

Intanto, a chilometri di distanza, qualcuno cresciuto poco distante inizia a preoccuparsi. La sua famiglia vive ancora lì, ad Etterbek, a poche fermate di metro da Molembeek. Marouane ha paura, le sue origini marocchine non aiutano. Ha paura che la polizia prenda di mira i suoi amici solo per le origini, per la loro cultura. Per l’essere sempre associati a uomini che infangano l’onore stesso di dirsi marocchini. Fellaini lo sa, ma non riesce a spiegarlo. Si rinchiude in casa e passa tutto il giorno al telefono. Vuole rimanere aggiornato, vuole essere pronto ad aiutare chiunque ne abbia bisogno.

Intanto la comunità magrebina è sconvolta, tutti iniziano a dubitare l’uno dell’altro. Non c’è più pace nei quartieri della capitale. Una caccia all’uomo continua, con nessun colpevole e troppi innocenti. Troppa l’ansia popolare, troppo da perdere per colpa di quei pochi che hanno tradito il sogno di molti. Intanto i calciatori belga prendono il telefono e iniziano a scriversi, a cercare di farsi forza l’un l’altro, di cancellare questo mostro che si vuole introdurre nelle menti del Paese. Che vuole distruggere quanto di buono fatto dai propri padri, un sogno chiamato speranza.

Belgio
L’albanese, Adnan Januzaj

L’albanese, Adnan Januzaj

Sulla sponda rossa di Manchester Marouane non è l’unico a preoccuparsi per i suoi cari. C’è un giocatore forse che più di tutti sta soffrendo, si chiama Adnan, ha 21 anni e viene proprio da Moleembek. La paura in questo caso è più immediata di quella del collega, più forte ed irrefrenabile. Lui in quei luoghi ha vissuto, ha giocato e si è fatto grande. Lui quella metro che è stata fatta esplodere la conosceva come le sue tasche. Era quella che prendeva per tornare a casa, dopo le prime notti brave per le strade di Bruxelles. I 2 fratelli Abdelslam probabilmente li aveva anche visti per le strade del suo quartiere. 2 ragazzi normali che magari gli hanno anche chiesto una sigaretta. Le fatalità della vita.

E intanto l’ansia cresce, il numero delle vittime sale. I 2 compaesani si riuniscono e chiamano anche i compagni della sponda opposta di Manchester: De Bruyne e Kompany.

Belgio
Il capitano, Vincent Kompany

Il capitano, Vincent Kompany

Se la presenza di Kevin è forte, quella di Vincent lo è di più. È il capitano del Belgio, la nazionale che forse più di tutte si basa su diversi popoli per vincere. Si sente coinvolto per primo nei fatti, lui è di Uccle, a pochi km dall’ormai nota frazione di Bruxelles. Deve mostrare a tutti da che parte stare, lui, che è anche il proprietario di un club della periferia della Capitale. Proprio lui deve portare il duro compito di mostrare al mondo da che parte stanno i Diavoli Rossi. Allora si attiva, prende il pc ed inizia a scrivere, senza paura. Lui è il capitano, l’orgoglio della sua gente, l’orgoglio di chi partendo dal basso è riuscito a toccare le stelle.

Vincent si ricorda di quando il padre crebbe lui e i suoi 2 fratelli da solo, con nessuno che alzava un dito per aiutarlo, con anche la lingua come ostacolo, ma con il sogno di dar questo paese ai propri figli. Si ricorda anche la fatica di crescere con il dovere di prendersi quello che voleva, perché nessuno glielo avrebbe dato. Di dover rinunciare ai suoi sogni per un lavoro che portasse da mangiare alla sua famiglia. Ma si ricorda anche delle possibilità che questo paese ha dato a lui, ai suoi compagni e ai 2 fratelli Abdelslam. Traditori ai suoi occhi del regalo più bello che si potesse ricevere: una bandiera. Una bandiera che ti si lega al corpo, leggera come l’aria e al tempo stesso intensa come l’abbraccio di un amante. Qualcosa da cui non ti vorresti mai separare, qualcosa che hai paura di perdere.

Nessuno che abbia un po’ di umanità dimenticherà quel 22 marzo. Nessuno di quei giocatori sarà più lo stesso. Bisogna comunque ricordare, per permettere agli altri di capire, per fargli comprendere che cosa significhi aver paura per le tue origini, per la tua città, per la tua bandiera. In un paese che accoglie e che proprio in questi giorni celebrerà le commemorazioni di quei drammatici fatti.Belgio

©Riproduzione Riservata

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