1,2,3 Soleil, il meglio del Raï

Nel 1998 andava in scena al Palasport di Bercy, a Parigi, il più grande concerto Raï di sempre. Cheb Khaled, Rachid Taha e Faudel pronti a celebrare la musica della loro Algeria, in un tripudio di musica e di folla come non se ne sono mai più visti

Il concerto leggendario

Se siete appassionati di musica, specie di quella un po’ di nicchia, vi sarà sicuramente capitato di emozionarvi per un concerto a cui sareste voluti andare. Eventi irripetibili che solo pochi gli appassionati capiscono e che l’avete  mancato vi roderà per tutta la vita. Nel mio caso “Il Concerto”, non può che essere questo e se siete appassionati di musica Raï non potrete che pensarla allo stesso modo.

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Da sinistra: Rachid Taha, Cheb Khaled e Faudel

Vedere Cheb Khaled con Faudel e Rachid Taha per un appassionato di musica araba è un po’ come andare a vedere Watch the Throne di Jay-Z e Kanye West, qualcosa di unico e che non capiterà più. Anche il momento è fondamentale: 1998. In quell’anno, grazie al mondiale, la comunità algerina in Francia iniziava a diventare una presenza fissa e non più ospiti di terre lontane. In più i 3 artisti gli artisti erano in un momento di grazia come da anni non se ne erano visti: Khaled e Taha avevano rispettivamente pubblicato Aicha e Ya Rayah, loro pezzi più iconici, e Faudel si presentava come il futuro della musica araba. Qualcosa d’incredibile.

Solo i più grandi

Il concerto fu organizzato dalla Barclay, una delle più grandi case discografiche dell’epoca. Inizialmente doveva esserci Cheb Mami al posto di Rachid Taha, Mami però aveva da poco firmato un contratto con una casa rivale e fu per questo scelto Taha, fresco dell’album Diwan. Per comporre l’orchestra vennero ingaggiati  artisti da tutto il mondo, dalle Darbouke ai violini, passando per le chitarre elettriche, tutto per rendere il concerto una vera festa del mondo.

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Ci sono 3 brani del disco che io più di tutti porto nel cuore e che secondo me sintetizzano appieno questo concerto leggendario: Khalliouni Khalliouni, Ida e Aicha. Si tratta dei 3 modi in cui fu studiato il concerto.

Nel primo (che è anche il primo brano del disco), è solo musica. Niente parole, non ce n’è bisogno, solo musica, in una delle più strepitose interpretazioni della musica araba tradizionale. Non a caso i produttori scelsero di tenere questa apertura, inizialmente pensata solo per accompagnare il pubblico a Menfi, la prima canzone cantata assieme dal trio.

Il secondo brano è Ida, una canzone di Rachid Taha meno celebre di Ya Rayah ma capace di fondersi ancora meglio in un concerto del genere. Tutte le volte che l’ascolto l’immagine che mi risale alla mente è quella di una coppia che balla immersa in un sogno, incapace di fermarsi ma finalmente in pace. Qualcosa di unico che poteva vedere la luce solo in un’occasione come questa.

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La terza canzone non può che essere Aicha, tanto iconica da spingere il pubblico a risvegliarsi, accompagnando il trio nella rappresentazione più toccante di sempre. Per tre figli di immigrati, farsi accompagnare dal proprio pubblico in un concerto tanto importante e che per di più si svolge in Francia, è qualcosa di unico e si sente. L’emozione è percepibile in ogni nota in un brano, poi, con un testo che dice da solo tutto e che non ha bisogno di altro per esser goduto.

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Una dichiarazione d’amore al Raï

1,2,3 soleil è stata una dichiarazione d’amore verso il Raï, un genere che non ha mai smesso di farsi voce dell’Algeria, sia nel bene sia nel male. Una dichiarazione tanto dolce e celebrata da 3 dei suoi migliori artisti di sempre, un evento imperdibile che ogni appassionato di musica non può aver il coraggio di lasciarsi sfuggire.

 

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